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"Castiglionesi" illustri

In questa sezione vi racconteremo la vita, le opere e le gesta di alcuni "Castiglionesi" nativi o discendenti da famiglie originarie di Castiglione, che hanno contribuito ad "arricchire" il nostro territorio nel corso degli anni. 

Il Cardinale-Vescovo Pietro Campori (1553- 1643), Il cartografo Domenico Cecchi (1678 - 1745), l'aeronauta Vincenzo Lunardi (1754 - 1806), Don Emiliano Lucchesi (1878 - 1967), il pittore Giovan Battista Santini (1882 - 1956), Don Raffaele Rossi (1945). 

 

Pietro Campori "il Papa mancato"

Pietro Campori

Pietro Campori, era nato da una famiglia di Campori, nella provincia estenze di Garfagnana nel 1553. Suo padre, Paolo, aveva preso per cognome il nome del luogo di origine. Sua madre, Vittoria, figlia di Onofrio Sandonnini, era della famiglia dei conti di San Donnino. Quarto di sei figli era stato subito avviato verso la carriera ecclesiastica. Presi i voti a Lucca e una laurea in diritto canonico a Pisa, lasciò ben presto la sua terra natia. Vissuto durante l’epoca della controriforma , in una Chiesa che cercava a fatica di ritrovare la sua natura spirituale, divenne apprezzato diplomatico per la Santa Sede prima presso la corte del re di Spagna e poi a quella dell’imperatore Rodolfo II. Chiamato a Roma gli fu assegnato il ruolo di segretario del vescovo Cesare Speciano, ruolo che ricoprì per molti anni. Alla morte di Speciano, Pietro Campori fu richiamato a Roma alla corte del Papa Paolo V, Camillo Borghese che dopo avergli conferito varie onorificenze lo fece cardinale nel 1616. Divenne uno stretto consigliere del Papa Paolo V che ne fece il suo candidato al trono pontificio alla sua morte. Pietro Campori entrò in conclave con i favori del pronostico, ma l’accostamento al “partito” dei Borghese che non era ben visto da diverse corti europee, fece sfumare la sua elezione a Papa per pochi voti.Da quel momento fu destinata da Papa Gregorio XV alla diocesi di Cremona, dove avrebbe trascorso il resto della vita, fino alla sua morte avvenuta nel 1643, a quasi 90 anni, e dove ancora riposa nella Cattedrale della città.

 

Domenico Cecchi cartografo castiglionese

 

Domenico Cecchi, nasce a Castiglione di Garfagnana nel 1678. Figlio e nipote di abili maestri muratori castiglionesi, a circa venti anni si iscrive alla scuola di cartografia e agrimensura dell’Offizio delle Fortificazioni di Lucca. Già nel 1702, realizza una carta della Vicaria di Castiglione. Tra il 1707 e il 1708 sposa la castiglionese Maria del cap.le Piero Giovannoli, da cui avrà 6 figli; tra questi Pietro Lunardo (1712-1799) destinato a percorrere le orme del padre. Nel 1709 il Cecchi riceve dal Parlamento di Castiglione un delicato incarico, completare l’Estimo o Terrilogio dei Beni del Comune ordinato per far fronte ad un debito contratto con la Repubblica di Lucca. Domenico Cecchi esegue il suo mandato senza compromessi nonostante l’avversità dei magnati del Parlamento e del commissario Giuseppe Vincenzo Niccolini che, nel 1712, viene spedito da Lucca per tre anni a Castiglione col compito di risolvere la questione del debito. Intanto Domenico nel 1714, eletto in Parlamento, difende l’interesse del Comune e del suo mandato scontrandosi con il Niccolini su come gestire quel debito. Quando il commissario esce da Castiglione il Cecchi ed altri lo denunciano ai Sindicatori della Repubblica per l’arbìtrio nell’operato pubblico. Il Niccolini, processato, viene assolto ma questa cosa segnerà ilfuturo del Cecchi.

Domenico si occupa anche di Terrilogi e di Carte: nel 1713 realizza quello dell’Opera di San Michele di Castiglione; ne seguono altri 37 censiti per chiese e comunità della Garfagnana modenese e oltre appennino, tra cui Barga fiorentina; quello di Cascio del 1721 fa notare che il Cecchi è “patentato” per la Garfagnana modenese; nel 1718 realizza la prima carta corografica della Garfagnana; nel 1725 produce le carte militari della fortezza di Castiglione per l’Offizio delle Fortificazioni di Lucca; infine, elabora delle mappe di confini per conto dell’Offizio delle Differenze della Repubblica.

Nel 1726 Domenico diviene in Castiglione Camarlingo Generale della Vicaria; il Niccolini è salito di grado come segretario del Magistrato dei Segretari, la polizia di stato. Il debito non è ancora estinto e la soluzione offerta dal Cecchi è prima accettata ma poi ricusata. Nei fatti il debito è ad arte addossato al Camarlingo Generale. Da qui il suo volontario esilio in Castelnuovo Garfagnana, terra Estense, nel giugno del 1728 poi a Barga nella speranza di un ravvedimento. Da ciò si crea l’idea del cartografo traditore della Repubblica, da questa espulso dal Parlamento di Castiglione, è poi condannato alla galera a vita. Ritenendosi innocente nel 1730 invia una supplica al Parlamento di Castiglione affinché deliberi di accompagnare la sua richiesta di Grazia diretta al Consiglio Generale di Lucca. Castiglione deliberò il suo ritorno, perché ritennero la sua presenza oltremodo utile allo stesso Parlamento e a Castiglione, ma la Repubblica di Lucca non fu dello stesso parere. Nel 1731, Domenico, accetta la protezione del Duca di Modena e vi si trasferisce. Qui elabora la seconda famosa carta della Garfagnana nel 1733. Torna in Garfagnana nel 1735, a Pieve Fosciana territorio modenese, dove chiede annualmente la Grazia mai accettata del condono dall’esilio. In questi anni si dedica quasi esclusivamente ai Terrilogi fino all’ottobre del 1745, quando all’improvviso muore.

Il 18 dicembre 2010 si è celebrato il ritorno di Domenico Cecchi a Castiglione. Una deliberazione del Consiglio Comunale di Castiglione ha riabilitato a tutti gli effetti Domenico Cecchi: ” Riabiltare sotto ogni profilo storico, civile, morale, la figura del concittadino Domenico Cecchi (1678-1745) conferendogli la cittadinanza onoraria del Comune di Castiglione di Garfagnana”.

Inoltre è stato a lui intitolato il Largo Domenico Cecchi, l'area verde che sta sotto il torrione di S.Michele, con una targa ed una pensilina su cui si possono ammirare alcuni lavori del Cecchi e la sintesi della sua vita. (nella foto in alto)

Testo tratto da : “La Vicaria Lucchese di Castiglione tra il sec. XVII e XVIII - Il caso del camarlingo
generale Domenico Cecchi” di Pier Giuliano Cecchi, in “Architettura Militare e Governo
in Garfagnana”, Aedes Muratoriana, 2010)
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Vincenzo Lunardi aeronauta del settecento

 

Vincenzo Lunardi Pardocchi nacque a Lucca l’11 gennaio 1754 da Maria Caterina Pardocchi (discendente da nobile famiglia originaria di Castiglione Garfagnana) e da Giuseppe Lunardi (anch’egli di nobile famiglia originaria di Lucca). Giovanissimo, rimasto orfano di padre, fu di fatto adottato da un cugino di secondo grado, Gherardo Franco Compagni, nobiluomo molto legato ai Borbone. Attorno al 1770, Compagni  portò il giovane Vincenzo con sé in India, dove imparò l’arte militare e la lingua inglese.

Tornato in Italia, si inserì giovanissimo tra gli ufficiali del Regno di Napoli. Ferdinando IV di Borbone, apprezzandone le doti, l’educazione e la vivace intelligenza, lo inviò a Parigi nel 1780 e quindi a Londra nel 1782 come segretario personale del principe Aquino di Caramanico, ambasciatore del Regno in quei Paesi.

Alla fine del 1783, essendo venuto a conoscenza dei primi voli in pallone in Francia, Vincenzo Lunardi iniziò a inseguire con grande determinazione il sogno di essere il primo a volare in Inghilterra. Abbandonò quindi la tranquilla prospettiva di una luminosa carriera diplomatica e si gettò anima e corpo nella pericolosa impresa, entrando in rapporto con tutti i principali esponenti del mondo scientifico inglese e giungendo al trionfo il 15 settembre 1784, quando l’aerostato da lui stesso progettato, costruito e pilotato si innalzò dal centro di Londra, al cospetto di una folla immensa. Dopo questo primo volo, seguirono altri grandi successi ancora in Inghilterra e in Scozia.

Lunardi raggiunse una sconfinata fama, al punto da divenire popolare quanto re Giorgio IV. La sua effigie compariva ovunque, come quella di un moderno idolo sportivo, e la gente lo riconosceva per strada. Nel 1788, dopo aver compiuto 12 straordinari voli nelle isole britanniche, battendo tutti i primati dell’epoca, Lunardi tornò in Italia, dove però le sue esibizioni aeronautiche ebbero minore fortuna, quasi sempre per cause non dipendenti dalla sua volontà. Fallì un tentativo proprio nella sua città natale il 17 giugno 1788, e fallì ancora a Roma l’8 luglio dello stesso anno. Si riabilitò fortunatamente con un magnifico volo il 13 settembre 1789 a Napoli e il 31 luglio 1790 a Palermo. Dopo un ultimo successo italiano il 24 agosto 1791, ancora a Napoli, fallì a Milano il 5 marzo 1792. Su invito dei reali spagnoli, parenti stretti dei reali napoletani, si trasferì in Spagna, dove effettuò tre trionfali voli a Madrid, nel 1792 e 1793, e quindi nel 1794 in Portogallo, a Lisbona, primo uomo a volare anche nelle nazioni iberiche. Non tornerà più in Italia.

In Portogallo Lunardi, da buon artigliere, progettò diverse armi da fuoco e un nuovo tipo di cannone a retrocarica che venne utilizzato dalla marina portoghese. L’aeronauta tornò poi in Spagna, dove compì l’ultimo volo il 5 novembre 1802 a Barcellona. Morì per una imprecisata malattia il 31 luglio 1806 a Lisbona, nel convento dei frati cappuccini di Barbadinhos, dove venne sepolto. Al di là delle imprese aeronautiche, sempre e ovunque Lunardi si distinse per lo stile, l’eleganza, la correttezza, la generosità, il coraggio. Uomo di grande cultura scientifica, inventiva e intelligenza, sapeva dialogare contemporaneamente in italiano, inglese, spagnolo, catalano, francese e portoghese con i corrispondenti delle varie “Gazzette” europee, e anche per questo può essere considerato come un antesignano della conferenza stampa.  

Biografia sintetica di Marco Majrani

Per onorare la figura di Lunardi Vincenzo, cittadino di origini Castiglionesi, "personalità di grande cultura scientifica, inventiva ed intelligenza, che compì memorabili e strabilianti imprese aeronautiche agli albori della scienza aeronautica moderna", il 20 aprile 2013 il consiglio comunale di Castiglione di Garfagnana ha intitolato in perenne ricordo alla sua figura, la piccola Piazza situata sul retro del Palazzo Comunale.

 

Don Emilano Lucchesi

 

Don Emiliano Lucchesi, nacque il 2 giugno 1878 a Piandicerreto. Compì  i primi studi nel Seminario Vescovile di Castelnuovo Garfagnana, distinguendosi per ingegno, studio e bontà. L’8 novembre 1896 prese i voti monastici nella Congregazione Benedettina Vallombrosiana. Nel 1898 fu mandato a proseguire gli studi a Roma, dove si laureò in SacraTeologia nel Collegio Pontificio della Minerva.

Il 7 aprile 1901, fu ordinato sacerdote e per 20 anni fu parroco a Firenze e a Montenero praticò un’attività prodigiosa. Si devono a lui parecchie organizzazioni religiose, tra le queste “L’azione Cattolica”, “Paggi del Sacramento”, “L’apostolato della Preghiera” ecc.

Fu un predicatore capace e profondo, dotato di una voce calda e solenne, predicò la sua parola ricca di fede dai pulpiti delle più grandi città italiane, Roma, Firenze, Bologna, Genova, Pisa. Fu cappellano militare dal 24 maggio 1915 al 29 febbraio 1919, al servizio della patria esaltò nelle trincee l’amore per la Patria e di Dio, incitando alla resistenza.

Era un amante della natura, pubblicò studi importanti sulla silvicultura e l’utilità del rimboschimento, tanto che, nel 1959, l’On. Rumor, allora ministro dell’agricoltura, lo insignì della medaglia d’oro al valore silvano. Nel  1952 si recò in Brasile e anche qui compì gesta importanti, da ricordare l’apertura di 2 case di religiosi e la fondazione di 10 parrocchie. Il 22 aprile 1953 tornò in Garfagnana a visitare il luogo natio e celebrò, a Pieve Fosciana, il 50° del suo primo quaresimale, predicato proprio in quel paese nel 1903.

Per le sue doti, le autorità religiose e i Pontefici gli affidarono diversi incarichi importanti e delicati, tra questi ricordiamo l’incarico di Abate Generale della Congregazione di  Vallombrosa. Si deve alla sua attività se la gloriosa Abbazia di Vallombrosa ritornò all’antico splendore. Fondò periodici come L’Eco e diede alla stampa numerosi  libri. Scrutatore eccezionale dell’animo umano e delle sue debolezze, di solito diceva che tutti, chi più chi meno, “abbiamo un quarto di pazzia addosso” e quindi è saggio non dare eccessivo peso a certi difetti e squilibri. Acute furono alcune sue massime, tra le quali spicca: “Bisogna che un superiore sappia passare da fesso..beninteso senza esserlo”. Le sue osservazioni erano contagiose, destavano tra la gente ora entusiasmo, ora ilarità, ora riflessione.

Morì il 16 marzo 1967 a Montenero. E’ sepolto sotto il Santuario nel Sepolcro dei monaci.

Nel  2013 la popolazione di  Piandicerreto ha posto alla base del campanile della chiesa, una Piastra in sua memoria.

 

Giovan Battista Santini - pittore del 900

 

Giovan Battista Santini, nato a Castiglione Garfagnana nel 1882, da una nobile famiglia di antica origine lucchese, nell’arco di quasi mezzo secolo di attività pittorica, ha tratto nutrimento dal vigoroso rapporto con la natura, le cose e le genti della Garfagnana e della Lucchesia, esaltandole in opere d’arte. Dalle sue scene scaturisce una sinfonia di immagini e sentimenti che avvolge lo spettatore e lo conduce a ripercorrere i luoghi e le età della vita con rinnovata emozione. 

 

Don Raffaele Rossi

 

Don Raffaele Rossi fu uno dei tanti martiri della Garfagnana nella seconda guerra mondiale, che pagarono con la vita l'impegno profuso per soccorrere e sostenere la popolazione. In quel periodo aveva trent'anni. Era nato a Castiglione e qui, nella chiesa di San Pietro, aveva celebrato la prima messa nel 1941. Poco dopo la sua ordinazione fu mandato vice parroco a Castelnuovo.

Durante la guerra fu sempre vicino alla gente bisognosa, si privava del suo cibo per sfamare i bambini, andava a prendere le salme dei caduti per portarle al cimitero, si prodigava nel cercare rifugi alla popolazione durante i bombardamenti. Il 13 febbraio 1945 Castelnuovo fu colpito da un violento bombardamento. Don Raffaele stava portando conforto ai suoi parrocchiani in una caverna antiaerea, quando questa fu colpita e divenne così la sua tomba  e delle altre persone che li si trovavano, compresa la sua famiglia. 

Nelle foto : Festa per la prima messa di Don Raffaele Rossi 1941 / Castelnuovo Garfagnana dopo il violento bombardamento del febbraio 1945